ANCHE I FRAMMENTI POSSONO AVERE UN'ANIMA

"Il carcere facendosi sberleffo dei luoghi comuni, non sempre e quasi mai divide, anzi al contrario, può avvicinare, "legare" addirittura, restituendo la dimensione di una diversa libertà che non ha bisogno di amnistie o di fine pena, che non ha bisogno di compensi a peso per i pentimenti negoziati o di processi da evitare. Bensì si nutre del coraggio di guardarsi dentro, di riconsiderare Noi stessi, finendo talvolta anche per non distinguere tra detenuti e detenenti, dando prevalenza alla immanente condizione umana e ad uno sforzo di ricostruzione, senza bisogno di giudicare ma cercando di rincollare i pezzi dell'essere persona, anche i frammenti più modesti, perchè anche quell possono avere un'anima.

Un pò come l'antica arte giapponese del Kintsugi, l'arte di incollare, di saldare i cocci di un vaso pregiato rotto, utilizzando delle fusioni di metalli preziosi e della lacca.

Nel nostro caso, l'argento della parola, l'oro dei silenzi di chi sappia ascoltare, la lacca dello sguardo di chi veda la persona e non soltanto il suo reato, aiutandola a riacquistare la libertà della consapevolezza delle proprie responsabilità e delle azioni compiute, purchè lo voglia, purchè in cambio voglia soltanto recuperare la sua dignità di persona".

 

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